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Vendere le tue opere d’arte senza evadere

  • View Larger Image Pennello che dipinge su tela

Ti sei esercitato – e divertito – per anni, e ora ti senti pronto per vendere le tue opere d’arte.
Hai già mostrato i tuoi dipinti e i tuoi disegni ad amici, a parenti, magari anche a qualche altro artista, e hai ricevuto molti apprezzamenti.

Di più: magari qualche persona si è già interessata ad acquistare le tue opere d’arte. E allora tu hai iniziato a pensare di poter cominciare a monetizzare la tua passione.

Certo, non si può decidere tutto d’un colpo di mollare il lavoro o gli studi per fare unicamente l’artista,7 giorni su 7: si tratta piuttosto di un passaggio che, tutt’al più, può essere fatto in modo graduale.

Cosa devo fare se voglio vendere le mie opere rispettando la legge

Iniziare a vendere alcune tue opere d’arte, all’inizio, potrebbe però aiutarti a rientrare delle spese sostenute per acquistare tele, colori, pennelli e matite, dandoti magari la possibilità di acquistare materiali e accessori di qualità superiore, per migliorare ulteriormente i risultati. Poi, con il tempo, opera dopo opera, la tua arte potrebbe persino trasformarsi in una forma di guadagno vera e propria, e quindi – chissà – in un vero e proprio lavoro a tempo pieno.

Questo, si sa, è il sogno di tantissimi artisti amatori, che sognano di vedere esposte le proprie opere nelle gallerie più rinomate, di incontrare il plauso dei critici d’arte e, infine, di veder contesi dai collezionisti i propri lavori.

Ma da dove si inizia per vendere le proprie opere d’arte? Come si muovono i primi passi per arrivare all’acquirente? E, soprattutto, come è possibile vendere e guadagnare con la propria arte senza diventare un evasore, e quindi rispettando le norme fiscali attualmente vigenti nel nostro Paese?

Vediamolo insieme!

Mettere in vendita le proprie opere d’arte: come iniziare

Ancora prima di capire quali sono le norme che regolano la vendita delle proprie opere d’arte è utile soffermarsi sui primi passaggi necessari per avvicinarsi alla vendita.

Come si può passare dall’essere un artista che dipinge o disegna per passione, all’essere un artista che vende le sue opere? Prima di tutto, ovviamente, è necessario mostrare le proprie opere a delle persone potenzialmente interessate. E qui non ci sono regole: a voler acquistare il tuo dipinto potrà essere il tuo vicino di casa, che ti ha visto dipingere nel giardino, o magari un’amica, che si è innamorata del tuo ultimo quadro.

Ma se vuoi davvero iniziare a vendere le tue opere d’arte, devi iniziare a promuoverle al di fuori della tua ristretta cerchia di conoscenze. Ecco allora che la rete arriva in tuo soccorso, offrendoti tanti canali differenti per mostrare agli interessati i tuoi lavori.

Il web offre tanti portali per la vendita di opere d’arte

Puoi creare un sito web dedicato ai tuoi dipinti, condividere le immagini delle tue opere sui social media, puoi iscriverti a uno dei portali dedicati alla vendita di opere online (Artfinder, Etsy e via dicendo) e puoi persino aprire un tuo negozio online, in cui vendere le tue opere originali, riproduzioni, stampe a edizione limitata, lavori originali personalizzati, stampe su tappezzeria, merchandising e via dicendo.

Insomma, le vie percorribili sono (quasi) infinite. Se vuoi scoprire qualcosa in più sul lato della promozione, ti invitiamo a leggere la nostra guida su come promuovere la tua arte online.

Il problema che vogliamo trattare oggi, però, è un altro: come vendere le proprie opere d’arte senza diventare un evasore? Per non rischiare punizioni anche molto gravi, infatti, è assolutamente necessario scoprire cosa dice la legge italiana a proposito della vendita dei propri lavori artistici.

SIAE: i tuoi dipinti devono essere registrati prima d’essere venduti?

Il primo dubbio che coglie gli artisti nel momento in cui pensano alla vendita delle proprie opere d’arte e alla legge italiana è quello relativo ai registri pubblici.

Le opere d’arte che vengono messe in vendita devono essere registrate?

Sappiamo tutti dell’esistenza della SIAE, ovvero della Società Italiana degli Autori ed Editori e della relativa iscrizione. Il grande pubblico è abituato a collegare alla SIAE soprattutto al mondo musicale, ma va detto che questo ente di occupa anche delle arti figurative, attraverso la sezione OLAF (Opere Letterarie e Arti Figurative): anche in questo caso, quindi – come dichiarano quelli della SIAE – «la tutela delle opere è garantita a partire dalla data di adesione a SIAE».

È obbligatorio iscriversi alla SIAE in quanto pittore o disegnatore?

Ma l’iscrizione alla SIAE è obbligatoria anche per i pittori, per i disegnatori e per gli illustratori che si avvicinano per le prime volte al mercato dell’arte? La risposta è no, assolutamente no. E a dircelo è la stessa SIAE, la quale nel suo portale spiega che «Non è obbligatorio aderire alla SIAE. L’adesione alla SIAE è libera e volontaria. L’autore può teoricamente decidere di curare direttamente i rapporti con gli utilizzatori per tutelare i propri diritti, ma di fatto l’intermediazione di una organizzazione specializzata e capillare è indispensabile».

Quindi no, se vuoi vendere le tue opere d’arte, non hai alcun obbligo di iscriverti alla SIAE o ad altri registri pubblici. Forse avrai sentito che, per talune opere d’arte, l’iscrizione ai registri di censimento è obbligatoria. È vero, ma l’obbligo vale solamente per opere di spiccato interesse culturale, che rispondono a requisiti precisi, come un minimo di 50 anni di età e un valore economico minimo che si aggira intorno ai 140 mila euro.

Questo – almeno per ora – non è decisamente il tuo caso!

Partita IVA, ritenuta d’acconto o ricevute: come vendere le proprie opere d’arte a norma di legge

Non ci resta che capire come vendere le tue opere d’arte senza evadere le tasse.
E sì, sappiamo già qual è il dubbio che ti frulla in testa: sei obbligato ad aprire una Partita Iva?

Molto probabilmente questa idea ti atterrisce: tu desideri solo guadagnare con la tua arte, monetizzare la tua passione, senza incasinarti la vita con un fiume di burocrazia. Insomma, tu vuoi essere un pittore, non un imprenditore!

Sappiamo però che l’Iva, ovvero l’imposta sul valore aggiunto, viene applicata «sulle cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato nell’esercizio di imprese o nell’esercizio di arti e professioni», così come dice il il D.P.R. 633/72. Nello stesso testo si legge però anche che «per esercizio di arti e professioni si intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di qualsiasi attività di lavoro autonomo».

Sta lì, dunque, la discriminante: la Partita Iva è obbligatoria solamente per chi affronta la creazione e la vendita di opere d’arte a livello professionale e non occasionale. E sì, a questo punto è necessario capire quando un lavoro può essere definito occasionale.

Quando un lavoro artistico può essere definito occasionale?

In linea di massima, viene definito occasionale il lavoro che soddisfa almeno due requisiti: non viene svolto in un anno solare per una durata maggiore di 30 giorni e, soprattutto, non genera un compenso complessivo superiore ai 5.000 euro all’anno. Questa definizione è molto generica e, nel caso dell’arte, lascia spazio a varie interpretazioni.

Possiamo definire occasionale la vendita di un paio di opere d’arte per un valore di circa 2000€ ciascuna, con un totale quindi inferiore ai 5000€? Probabilmente sì, in quanto si tratta di solo due vendite.

Possiamo definire occasionale la vendita di circa 50 opere d’arte per un prezzo medio di 90€, per un totale intorno ai 4500€? Probabilmente no, in quanto la frequenza di vendita è davvero molto alta, seppur il totale sia inferiore ai 5000€ massimi.

Se il lavoro è occasionale, devo avere la partita iva?

A conti fatti, possiamo dire che no, un artista che vende i suoi primi disegni e le sue prime opere non deve obbligatoriamente aprire una Partita Iva.

Attenzione: questo non significa che, a norma di legge, puoi vendere a destra e a manca i tuoi quadri. Sarebbe un po’ come prestare la propria manodopera e farsi pagare in nero, non credi?

Di fatto, ogni guadagno, ancorché occasionale, deve essere dichiarato.

Pur senza dover avere una Partita Iva, quindi, anche il dilettante deve dichiarare i propri introiti, attraverso il meccanismo delle ricevute o delle ritenute d’acconto (solo nel caso in cui il committente agisca come sostituto d’imposta).

Cosa sono le ricevute non fiscali

Con ricevute si intendono quindi le ricevute non fiscali e sono in sostanza un documento che attesa il passaggio di un bene da un persona ad un altra, con conseguente scambio di denaro. Vengono vendute sia in blocchetti da compilare, in alternativa puoi redigere tu stesso la tua ricevuta.

Dovrai indicare la data, il nome e cognome di chi vende, il nome e cognome di chi acquista, l’importo pattuito e descrivere l’oggetto della transazione.
Nel caso in cui l’importo ricevuto superi i 77,46 euro, si dovrà apporre una marca da bollo da 2 euro.

Tutte le ricevute dovranno essere conservate e presentate al momento della dichiarazione dei redditi.

Non rischiare, chiedi una consulenza ad un commercialista

Ecco, ora dovresti avere le idee più chiare su come vendere le tue opere d’arte senza diventare un evasore.

Vogliamo ricordarti che questo articolo ha un puro scopo informativo e non si può sostituire ad un commercialista esperto in materia.
Ti consigliamo di contattare un commercialista per una consulenza veloce: sicuramente saprà indicarti la migliore soluzione rispetto alla tua situazione (vendite saltuarie o frequenti).

Inoltre l’errore è sempre dietro l’angolo e con il fisco, si sa, non si deve scherzare, per non rischiare di incorrere in ammende o multe.

Articolo scritto da:

Fondatore del progetto MomArte, appassionato di pittura e Belle Arti a 360 gradi, completamente autodidatta e felice di essere un "eterno studente" (d'altronde non si finisce mai di imparare, no?). Amo scrivere articoli dove parlo delle tecniche pittoriche e dei materiali per dipingere. Se hai qualche domanda scrivimi e sarò felice di risponderti, oppure scopri di più su di noi!

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