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Cos’è e come si disegna con la matita sanguigna

2018-12-13T08:46:03+01:0013 Dicembre 2018|Per iniziare|0 Comments

Il suo nome rimanda al sangue, ma con esso, per fortuna, non ha nulla a che fare. La matita sanguigna deve il suono nome al tipico colore rosso un po’ opacizzato ma allo stesso tempo molto denso che lascia sul foglio. La matita sanguigna si è imposta nel mondo dell’arte fin dal Rinascimento, in virtù del grande impatto che questo peculiare strumento da disegno può donare ai ritratti o ai paesaggi. Basti pensare a quel famosissimo piccolo autoritratto di Leonardo da Vinci – eseguito per l’appunto con la sanguigna – e a come quell’opera ha saputo cambiare per sempre il significato stesso di quel genere artistico.

Come scrisse lo stesso Leonardo nel ‘Trattato della Pittura’, «farai le figure in tale atto, il quale sia sufficiente a dimostrare quello che la figura ha nell’animo; altrimenti la tua arte non sarà laudabile». Dipingere senza mostrare l’anima del soggetto, dunque, è praticamente inutile, e la sanguigna ci permette di raggiungere quel traguardo. Per capirlo basta soffermare lo sguardo proprio su quell’autoritratto dell’ormai anziano Leonardo: ci mostra un uomo canuto, parzialmente calvo, con dei lunghi capelli che fanno tutt’uno con la fluente barba. Il suo sguardo è accigliato, serio, un po’ imbronciato, e a fagli di contorno ci sono i segni del tempo: le rughe circondano e assediano gli occhi, pensosi. Il chiaroscuro, lo sguardo fisso verso destra, la posizione delle labbra, l’espressione, tutto ci racconta l’anima dell’artista. Se il mondo dell’arte fosse fatto di classifiche, quell’autoritratto di Leonardo sarebbe senz’altro il record, il primato al quale tutti gli artisti che scelgono la matita a sanguigna dovrebbero guardare.

Ma veniamo a te: tu sei arrivato fino a qui perché vuoi iniziare a disegnare con questo peculiare strumento, e sei dunque alla ricerca di consigli su quale matita sanguigna acquistare e come utilizzarla. Dopo questa breve introduzione, dunque, possiamo di certo iniziare: partiamo dal capire cos’è una sanguigna.

Cos’è e come è fatta una matita sanguigna?

La sanguigna è costituita da ematite, ovvero da un minerale ferroso (una varietà di ossido di ferro) che fin dall’antichità viene ridotto a pezzetti, o meglio, a bastoncini, per disegnare. Per capire quanto il suo utilizzo era diffuso nei secoli passati, basti pensare al fatto che nel Rinascimento ci si riferiva a questo strumento da disegno semplicemente con il nome ‘matita’, termine che per l’appunto deriva da ‘ematite’. Il suo impiego fu via via ridimensionato dall’introduzione della grafite, e dunque delle matite da disegno standard.
Oggi l’ematite viene utilizzata soprattutto per costruire delle vere e proprie matite sanguigne, ovvero degli involucri di legno che, al posto della mina in grafite, contengono questo minerale ferroso, arricchito con del legante e, talvolta, con una quantità minima di ocra. Di certo il suo utilizzo non è più diffuso quanto lo è stato in epoca rinascimentale, ma il suo fascino rimante intatto.

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Tipologie di matita sanguigna: le differenze tra il modello secco e il modello grasso

È possibile utilizzare la sanguigna in diversi ‘formati’: in linea di massima, in commercio si possono individuare i quadrelli o le matite in sanguigna. I primi si utilizzano come le altre crete e come i fuselli di carboncino, mentre le seconde, essendo costituite da un pratico cilindro ligneo, si situano – quanto ad utilizzo – a metà strada tra le crete e le normali matite in grafite. Non tutte le matite sanguigne, del resto, sono uguali: la matita sanguigna secca, più difficile da gestire per l’artista inesperto, è costituita da polvere di pigmento pressata; il segno lasciato è intenso, ed è perfetto per realizzare ombreggiature e sfumature. La matita sanguigna grassa, invece, prevede l’aggiunta di un ulteriore legante ‘grasso’, il quale tende ad avvicinare questo strumento alle cere. Si tratta dunque di una matita che permette di tracciare segni più netti e che tiene meglio la punta. Di contro, però, la matita sanguigna grossa è più difficile da sfumare. Possiamo dunque dire che chi cerca un pigmento molto lavorabile dovrà optare per il modello secco, mentre chi cerca qualcosa di meno complesso potrà selezionare il modello grasso. Va poi sottolineato che, laddove la matita sanguigna secca richiede obbligatoriamente l’utilizzo del fissativo al termine dell’opera, la variante grassa è già di per sé abbastanza resistente.

Bene, ora che abbiamo visto quali tipologie di sanguigna esistono, possiamo andare a scoprire come utilizzare questo affascinante strumento da disegno.

Disegnare con la sanguigna: tutto il necessario

Prima di tutto, pensiamo agli strumenti necessari. Per eseguire un’opera completa con matita sanguigna sarà necessario munirsi di una o due matite sanguigne – una secca e una grassa, alle quali potranno essere affiancate, in caso, delle matite seppia, delle crete o dei carboncini. Non è tutti qui: per avere sempre la punta perfetta sarà necessario tenere a portata di mano anche un coltellino e un blocchetto di carta vetrata, strumenti che andranno utilizzati spesso vista la veloce usura di queste peculiari matite. Altri accessori necessari sono poi la gomma pane e lo sfumino.
Quanto al supporto, quando si parla di matite sanguigne si pensa inevitabilmente alla carta da disegno, ma va detto che anche i cartoni telati vengono utilizzati con soddisfazione. La carta scelta deve essere preferibilmente ruvida, per esaltare al massimo le caratteristiche della sanguigna, ma non troppo. C’è inoltre la possibilità di utilizzare come supporto delle carte colorate, in base allo sfondo che si vuole dare al proprio disegno.

Come si disegna con la sanguigna?

Il segno lasciato dalla sanguigna varia in base alla pressione esercitata sul foglio e in base all’inclinazione con cui si tiene la matita. Con lo stesso strumento, dunque, si possono ottenere decise e sottili righe rossastre come leggere velature di diverse gradazioni. Grazie a questa grande versatilità è possibile ottenere opere estremamente complesse pur utilizzando dall’inizio alla fine un solo strumento, e dunque un solo colore.

Per sfumare la matita sanguigna si possono utilizzare le proprie dita, lo sfumino o dei pezzi di cotone: molti disegnatori, per esempio, sfumano la sanguigna con dei dischetti in cotone per la struccatura, ottenendo degli effetti piuttosto originali. Di più: per ottenere dei toni più morbidi, è possibile utilizzare un pennello bagnato. Prima di compiere questa operazione, però, è fondamentale fare delle prove a parte, per capire quanta acqua utilizzare. Un pennello eccessivamente bagnato potrebbe rovinare in modo irrimediabile un disegno a sanguigna.

Come si è intuito, disegnare con la sanguigna significa adattare in modi diversi uno stesso strumento, ammorbidendo il tratto laddove necessario con diverse tecniche. Il rischio, soprattutto quando si utilizza la matita sanguigna secca, è quello di rovinare il disegno toccando la superficie colorata con il palmo della mano. Per eliminare questa eventualità ci sono molti trucchi: c’è chi indossa un guanto con le dita tagliate, sapendo che lo sfregamento del tessuto con la carta non è mai dannoso come il contatto diretto con la pelle; altri, invece, utilizzano dei lunghi righelli metallici che, appoggiati su dei sostegni alle due estremità del foglio, permettono di lavorare sulla parte centrale di esso in tutta comodità, senza appoggiare il palmo sul disegno.

Per cancellare dei segni di troppo, infine, il mezzo migliore è costituito dalla gomma pane, capace di trattenere il pigmento senza il rischio di macchiare il foglio.

Bene, adesso sai quali sono i rudimenti iniziali del disegno a sanguigna: non ti resta che procurarti tutto il necessario e cominciare a dare sfogo alla tua arte con questa antica e fascinosa tecnica!

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