MomArte srls

Blu Oltremare: la storia

  • View Larger Image

In questi mesi abbiamo dedicato parecchia attenzione ad alcuni dei più importanti colori nella storia dell’arte, andando a indagare la composizione e la storia di pigmenti particolarmente famosi.

Chi legge regolarmente le pagine del nostro blog sa che alcune delle storie più interessanti relative ai pigmenti sono quelle che hanno a che fare con i vari tipi di blu : abbiamo già parlato infatti del Blu di Prussia, del Blu Klein e dello YInMn Blue.

Oggi andremo alle origini del colore blu nell’arte, parlando di quello che, per secoli, è stato il blu per antonomasia, incontrastato e bramato. Parliamo ovviamente del Blu Oltremare, antico e decisamente costoso: vediamo quanto questo colore ha influenzato il mondo dell’arte nei secoli passati.

La storia del Blu oltremare

Il Blu Oltremare ha influenzato in modo molto importante la storia dell’arte dei secoli passati, sia per la sua presenza che per la sua assenza. Va infatti sottolineato fin da subito un aspetto di questo pigmento, ovvero il suo costo.

Si trattava di un colore caro, carissimo, spesso pagato a peso d’oro (in senso letterale). Si pensi che, nel momento in cui i pittori facevano un preventivo dei costi dei loro lavori per i propri clienti, era prevista una voce appositamente distaccata proprio per l’uso del Blu oltremare, di modo che fosse il cliente stesso a decidere quanti grammi di pigmento Blu oltremare utilizzare.

Le origini del Blu Oltremare

Il Blu oltremare è un pigmento ricavato da una pietra semipreziosa chiamata lapislazzuli. Questa pietra veniva estratta quasi esclusivamente in Oriente, e più nello specifico in Afghanistan. Per questo motivo questo colore viene chiamato anche Azzurro di Baghdad, oltre che Lazullite, Lapislazzuli naturale e Lazur.

Il nome Blu oltremare deriva proprio dalla sua origine orientale, e quindi dal suo trasporto in Europa a partire dai porti del Vicino Oriente, e dunque dalla Siria, dalla Palestina e dall’Egitto, territori per l’appunto “oltremare”.

Vista la sua origine, non stupisce trovare i primi esempi di utilizzo del Blu oltremare in Oriente. Questo blu venne utilizzato già nel V secolo in alcuni templi nell’area che oggi conosciamo come Afghanistan. Abbiamo poi testimonianze dell’uso del Blu di Baghdad anche in Cina nel X secolo e in India nel XI secolo. I primi esempi di utilizzo del Blu oltremare in Occidente si fanno risalire al XI secolo, in Gran Bretagna, in alcuni manoscritti finemente miniati.

Un pigmento molto costoso

Il pigmento veniva utilizzato con grande attenzione, e con grande parsimonia: basti pensare che per ricavare 30 grammi di colore era necessario circa un chilogrammo di minerale, e che per avere un blu intenso – e non tendente al grigio – era necessario usare solo il minerale puro e perfettamente macinato.

Un’innovazione importante nella lavorazione del Blu oltremare venne introdotta nel XV secolo da Cennino Cennini, con un processo che prevedeva dopo la macinatura l’aggiunta di resine, oli e cera fusa. A questo punto il composto veniva avvolto in un panno e messo in acqua e liscivia, così da ricavare – sul fondo del contenitore – solo il minerale puro, anche grazie a una ripetizione del processo.

Più economico, ma ovviamente più chiaro, era l’azzurro oltremare, il quale veniva realizzato con una percentuale bassissima di lapislazzuli, che costituiva poco più del 2% delle sostanze presenti. Il Blu oltremare, per via del costo, veniva usato solo per lavoro di alto livello, e in generale solo per raffigurare soggetti prossimi alla divinità, a partire dalla Madonna. In ogni caso, nessun artista avrebbe osato mescolare questo prezioso colore con altri pigmenti.

Nel momento in cui si intendeva dipingere con il blu ma senza utilizzare il Blu oltremare, gli artisti utilizzavano la ben differente azzurrite, molto più economica, la quale dava però risultati meno soddisfacenti. Eccezion fatta per artisti davvero capaci, come Giotto, che usò l’azzurrite per esempio nella Cappella degli Scrovegni, dando l’impressione di avere usato invece il Blu oltremare.

Il Blu oltremare sintetico

Costoso, ma non solo: il Blu oltremare era anche difficile da reperire, per il semplice fatto che la sua produzione era limitata, nonché lontana. A questo, nel XVIII secolo, si sommò anche una certa difficoltà nel reperire l’azzurrite. Fu così che si moltiplicarono i tentativi di arrivare a un pigmento blu dalle caratteristiche simili al Blu oltremare senza però il suo costo e la sua difficoltà di reperimento.

La spinta decisiva in tal senso arrivò nel 1815 dalla Societé pour l’Encouragement d’Industrie, la quale offrì pubblicamente un premio per chi fosse stato in grado di trovare un degno sostituto di origine sintetica. A trovare un procedimento perfetto per la creazione del Blu Oltremare sintetico furono due persone, che lavorarono separatamente al medesimo processo: parliamo di Jean Baptiste Guimet e di Christian Gmelin.

Il primo preferì tenere per sé i dettagli, il secondo pubblicò invece il proprio lavoro, così da permettere effettivamente l’avvio della produzione industriale di Blu oltremare sintetico. Da allora venne chiamato oltremare francese o oltremare artificiale. Quello naturale invece, prodotto con il lapislazzuli, viene ancora oggi chiamato spesso Blu oltremare genuino.

Il Blu oltremare sintetico, in ogni modo, viene realizzato mescolando in parto uguali zolfo, caolino e carbonato (oppure solfato) di sodio. A questo mix vengono aggiunte piccole parti di carbone e colofonia (o pece). Il tutto viene riscaldato ad altissime temperature, raffreddato e quindi macinato e lavato. Il risultato è un silicato di sodio e alluminio.

L’uso del Blu oltremare

Troviamo il Blu oltremare nei più differenti dipinti. Pensiamo alle vesti delle tante Madonne medievali, ma pensiamo anche al turbante della Ragazza con l’orecchino di perla di Jan Vermeer e a tanti altri dipinti dei secoli scorsi.

Parliamo di un blu caldo, lievemente rossastro. Va però detto che attualmente i vari produttori di colori per l’arte tendono a presentare diverse varietà di Blu Oltremare sintetico, proponendo soluzioni tendenti al rosso o al verde. E ancora, ci sono produttori che presentano sia l’oltremare genuino, prodotto da lapislazzuli, sia l’oltremare sintetico, artificiale: è il caso degli acquerelli Schmincke.

E tu, hai mai usato il Blu oltremare nei tuoi dipinti?

Articolo scritto da:

Federico è appassionato di scrittura, di arte e di sport. Su MomArte si occupa della realizzazione degli articoli e dei rapporti con gli Artisti con cui collaboriamo!

Leave A Comment