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Storia del Giallo di Napoli

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Prosegue il nostro viaggio alla scoperta della storia, della composizione e delle particolarità dei colori usati in arte. Guardando alla storia di colori come il blu di Prussia, il grigio di Payne, il verde viridiano e il blu Klein abbiamo infatti scoperto che la creazione di nuovi colori ha un ruolo spesso fondamentale nello sviluppo dell’arte, portando gli artisti a trovare nuovi metodi espressivi.

Nella consapevolezza che imparare la storia dei colori significa comprendere qualcosa in più sul mondo dell’arte, oggi vogliamo fare un altro passo in questa direzione, concentrandoci su un colore italiano – anche se vedremo tra poco che le sue radici non sono altrettanto nazionali: parliamo del famoso giallo di Napoli, indispensabile per gli impressionisti. Quali sono le sue peculiarità, e chi lo ha sviluppato?

Cosa è il giallo di Napoli

Di gialli ne esistono parecchi. Come è fatto il giallo di Napoli, e cosa lo ha reso famoso nella storia antica e recente? Secondo Paul Cézanne, questo colore era fondamentale, tanto da arrivare a dire: “Dov’è il vostro giallo di Napoli? Il nero pece, la terra di Siena, il blu cobalto, la lacca bruciata? È impossibile dipingere senza questi colori!”.

Il giallo di Napoli è un giallo piuttosto chiaro e leggermente rossastro, che volge quindi al rosa pesca e all’incarnato. Luminoso e delicato, ma allo stesso tempo garbatamente brillante, il giallo di Napoli è conosciuto all’estero con vari nomi. Alcuni non hanno a che fare affatto con la città partenopea (come per esempio “jaune d’antimoine”) mentre altri traducono esplicitamente il nome italiano: questo colore viene infatti chiamato Naples yellow dagli anglosassoni, Jaune de Naples dai francesi, Amarillo de Nápoles dagli ispanici e Neapelgelb dai tedeschi.

Questo colore viene apprezzato in particolar modo per le sue vibrazioni luminose. A consacrarlo sopra ogni tipo di giallo sono stati come anticipato gli impressionisti, diventando un colore indispensabile non solo per Cézanne, ma anche per Matisse, Gauguin, Fauves, Mirò, Kandinsky, e perfino per William Turner, il quale lo utilizzo per esempio nel suo “Castello di Dolbadarn”.

Il giallo di Napoli e la città partenopea

In realtà, quando si pensa alla città partenopea, non si pensa certamente al giallo. Perlomeno, non come colore simbolo della città. Questo perché la città viene associata all’azzurro della squadra calcistica napoletana, colore che deriva probabilmente dall’importante eredità angioina e borbonica.

Basta però un po’ di attenzione in più per capire che in realtà il colore cittadino è il giallo, colore presente insieme al rosso nello stemma cittadino. Da dove arriverebbe questa accoppiata? Una leggenda attribuisce la scelta di questi due colori agli Aragona, i quali imposero questa combinazione durante la dominazione spagnola.

Un’altra teoria riconduce invece la scelta molto più indietro, all’Imperatore Costantino, il quale avrebbe scelto il rosso per sottolineare il potere regale, e il giallo per simboleggiare il giallo dell’oro, del sole e del divino. Una cosa, in ogni caso, è certa: i due colori sono presenti sullo stemma di Napoli fin dai tempi del Ducato.

Storia e origini del Giallo di Napoli

La storia “recente” e napoletana del giallo di Napoli

Da dove arriva quindi il giallo di Napoli? Visto il nome, non sarebbe ovviamente sbagliato cercare una radice partenopea di questo colore così apprezzato da tanti artisti.

Ecco allora che non stupisce la teoria, per molto tempo in voga, seconda la quale il giallo di Napoli deriverebbe dal tufo napoletano. Non sorprende che sia stata fatta questa associazione, essendo stato il tufo uno dei materiali più utilizzati per ogni genere di costruzione, soprattutto in quel di Napoli.

Si tratta però unicamente di una diceria, in quanto nel pigmento di giallo di Napoli non c’è alcuna traccia di tufo. Un’altra leggenda associa poi il giallo di Napoli direttamente al Vesuvio. A sfatare questa leggenda fu però già Fougeroux de Bondaroy nel 1766, il quale disse invece che il giallo di Napoli era conosciuto in Campania come “giallolino”.

Sappiamo che una prima menzione di un giallo a base di piombo associato alla città si trova nel diciassettesimo secolo, quando si trova citato per l’appunto un “giallolino di Napoli”. Si tratta di un colore noto anche come “Luteolum Napolitanum”, il quale sarebbe stato creato attraverso una formula misteriosa e segreta di proprietà di un farmacista napoletano di nome Ferrante Imparato, vissuto il secolo precedente.

Sarebbe quindi questa l’origine del giallo di Napoli? Non proprio!

L’origine egiziana del giallo di Napoli

In realtà il giallo di Napoli sembra avere un’origine decisamente più antica. Questo colore era infatti già conosciuto e utilizzato dai babilonesi e dagli egizi: ne troviamo traccia sulle loro ceramiche antiche. Non stupisce che al tempo questo colore fosse conosciuto in realtà come giallo egiziano.

A creare il giallo di Napoli non furono quindi artigiani napoletani, quanto invece degli artigiani di Thebe. La formula dei primissimi gialli di questo tipo comprendeva probabilmente un mix di pigmenti naturali come ossidi di ferro e ocra, dei quali abbiamo testimonianza in alcuni antichi affreschi. Successivamente, per creare una nuova versione del giallo egiziano, venne utilizzato il minerale trisolfuro di arsenico, ovvero l’orpimento, decisamente pericoloso per la sua tossicità, mescolato a idrossidi di ferro.

Ma come arrivò questo colore nella città campana? L’ipotesi più probabile è quella dell’arrivo di questo colore a Napoli insieme a dei mercanti provenienti da Alessandria d’Egitto, i quali già nel primo secolo Avanti Cristo si stabilirono in città, nella medesima area in cui, non casualmente, è stata collocata la statua del dio Nilo, molti secoli dopo.

La composizione del giallo di Napoli

Quella del giallo di Napoli è quindi una storia lunga, complessa e ricca di narrazioni laterali. Il giallo di Napoli “moderno” (che è stato nel frattempo scavalcato da altri gialli, come il giallo cromo e il giallo cobalto) ha una base di antimonio e piombo, e quindi una base minerale, sintetica e inorganica, che riesce a donare un risultato molto simile all’originale.

Articolo scritto da:

Federico è appassionato di scrittura, di arte e di sport. Su MomArte si occupa della realizzazione degli articoli e dei rapporti con gli Artisti con cui collaboriamo!

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