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Che cos’è la pittura astratta?

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Qualche mese fa, su queste pagine, abbiamo pubblicato un post intitolato “Come dipingere un quadro astratto”. Sono infatti tanti i pittori in erba che accarezzano l’idea di avvicinarsi a questo movimento artistico, e di provare con i propri pennelli e con i propri colori a creare un’opera astratta.

Per capire davvero la pittura astratta, però, è necessario studiare come si è arrivati al suo sviluppo, quali sono state le spinte innovatrici dei diversi artisti di questo movimento, e qual è il significato dietro alle opere fondamentali dell’astrattismo. Abbiamo quindi deciso di fornire un’introduzione alla pittura astratta, un primo importante passo per capire il significato dell’astrazione nell’arte.

La pittura astratta: presupposti e definizione

Prima di poter fornire una breve definizione riguardo la pittura astratta, è necessario parlare dei suoi diversi presupposti.

I presupposti della pittura astratta

Perché la pittura astratta, alle sue origini come ancora oggi, ha sempre attirato stupore e critiche anche pesanti? Perché l’astrattismo in quanto movimento artistico sfugge a tantissime persone? Semplice: perché è qualcosa di estremamente diverso.

La rappresentazione della realtà

Pensiamoci un po’. L’arte, perlomeno in Occidente, è stata per secoli improntata a rappresentare la realtà che ci circonda. Basta entrare in qualsiasi museo, in qualunque pinacoteca, per vedere quadri e sculture che rappresentano uomini, paesaggi, animali, ambienti, città e via dicendo.

Di più: a partire dal Rinascimento, grazie alla prospettiva, ci si è avvicinati ancora di più alla “fotografia della realtà”, con le immagini che riflettevano in modo quanto più fedele il mondo visto dagli artisti. Passeggiando in una galleria di quadri dipinti tra il XV secolo e il XIX secolo, quindi, si vedrebbero figure anatomicamente realistiche ed estremamente curate, riproduzioni esatte di paesaggi e di città.

L’approccio all’astrattismo

A un certo punto, però, la volontà di descrivere in modo diretto e realistico l’esperienza visiva viene meno. Ed è qui, per l’appunto, che sta la grande rivoluzione dell’astrattismo. Va detto che la pittura astratta, in qualche forma, era già presente nella storia dell’arte. Si pensi a qualche esempio su antichi vasi greci, o alle astrazioni orientali. Qui, però, l’astrattismo ha un’altra motivazione, un’altra base di partenza.

Indubbiamente i diversi artisti si approcciarono e diedero vita alla pittura astratta con moventi differenti. Ma in tutti i casi a dare la spinta fondamentale furono il progresso primo novecentesco nei campi della filosofia e delle scienze, nonché i cambiamenti epocali che la società stava vivendo, con tutte le ansie che ne conseguivano.

Il fulcro della Belle époque, negli anni della formazione dell’astrattismo, è ormai alle spalle: lo scoppio della prima Guerra Mondiale è vicino ed è pronto a turbare la serenità degli ultimi decenni, e l’irrazionalismo serpeggia nel campo della filosofia.

La diffusione della fotografia

Non è tutto qui: per capire la portata della pittura astratta a livello dell’immagine non va trascurato un altro presupposto, ovvero la rapida diffusione della fotografia. Di fronte alla possibilità di rappresentare in modo istantaneo, meccanico e freddo la realtà, tanti artisti sentirono infatti il bisogno di fornire una visione personale, soggettiva, profondamente artistica.

Ecco, questi sono i presupposti storici, filosofici, culturali e artisti fondamentali per comprendere cosa è stata – e cosa è – la pittura astratta.

Cos’è la pittura astratta, in breve

Possiamo quindi vedere, ora, cos’è la pittura astratta. Esistono tante diverse definizioni dell’astrattismo, il quale non a caso è tra noi da oltre un secolo. Gli stessi artisti hanno abbozzato le proprie personali definizioni.

Arshile Gorky, esponente dell’espressionismo astratto, spiegò per esempio che “L’arte astratta permette all’uomo di vedere con la mente ciò che non può vedere fisicamente con gli occhi”. Più concretamente, la pittura astratta è quella pittura che non vuole rappresentare la realtà. Andando invece a creare delle immagini combinando colori, punti, linee e formi, per esprimere messaggi e concetti.

L’immagine in sé e per sé diventa quindi irriconoscibile. Ponendosi davanti al quadro è possibile provare la sensazione che l’artista intendeva trasmettere, spesso è però necessaria una spiegazione per comprendere e vivere l’opera. Secondi i pittori astratti, quindi, l’arte non deve imitare la realtà, ma ha comunque una missione, anzi, una missione più profonda.

Detto questo, possiamo avvicinarci ulteriormente alla pittura astratta, per andare a scoprire gli inizi dell’astrattismo: quali sono stati i primi passi di questo movimento, dove sono stati compiuti, e da chi?

Chi sono i pittori astratti che hanno segnato la storia di questa corrente artistica?

Qual è la nascita dell’astrattismo? Chi è il padre di questo movimento? Come è noto, non è sempre facile individuare il reale punto di inizio di una corrente o di un movimento artistico, tanto meno quando si parla di qualcosa che si è diffuso a livello internazionale e che ha creato un modo tutto nuovo di approcciarsi all’arte.

In questo paragrafo parleremo di tutti pittori che hanno lasciato un segno nella storia dell’astrattismo, partendo da Wassily Kandinsky, conosciuto come il padre di questa corrente artistica.

Kandinsky, il padre dell’astrattismo

Non si potrebbe mai essere arrivati all’astrattismo, va detto, senza il Simbolismo prima, e senza le parallele esperienze dei Fauves e dei Cubisti. Detto questo, eccezionalmente, nel caso della pittura astratta è possibile trovare un iniziatore, e riconoscere in questo pioniere anche il ruolo di “teorico” del movimento. Parliamo ovviamente di chi è Wassily Kandinsky, autore della prima opera riconosciuta come astratta, un acquerello dipinto nel 1910.

Wassily Kandinskij, Untitled, 1910

Ma chi è Wassily Kandinsky? É un artista russo, nato nel 1866 a Mosca. Dopo un’istruzione che avrebbe dovuto guidarlo verso la professione giuridica, il giovane Wassily incontrò la musica, dedicandosi allo studio del violoncello e del pianoforte. Sì, sono proprio queste le basi dell’iniziatore e più famoso interprete dell’astrattismo, ovvero la giurisprudenza e la musica.

Gli inizi e il trasferimento a Monaco

In quegli stessi anni inizia a subire il fascino dell’arte popolare russa, avvicinandosi così al mondo della pittura; proprio per seguire questa passione, Kandinskij nel 1896 lascia Mosca per trasferirsi in Germania, nello specifico a Monaco, per studiare pittura. La città bavarese, in quegli anni, vive un tumulto artistico, che da lì a poco riuscirà a esplodere dando vita all’espressionismo.

E proprio Kandinskij è uno dei protagonisti di questo vivace clima culturale e artistico, facendosi promotore e fondatore di diversi gruppi e associazioni artistiche, attraverso le quali organizza a partecipa a diverse mostre in diverse città, da Parigi a Mosca. Questa prima fase della sua esperienza artistica può essere inserita in modo schietto nell’espressionismo, tanto che non di rado Kandinskij viene presentato sinteticamente come un espressionista della tendenza o corrente astratta.

L’evoluzione verso l’astrattismo

Il vero salto verso la pittura astratta avviene tra il 1910 e il 1911: in questo anno, in seguito ad alcuni dissapori nati all’interno della sua ultima associazione (la “Neue Künstlervereinigung München”, Nuova Associazione degli artisti di Monaco”, fondata da lui stesso) dà vita insieme all’amico Franz Marc a un altro gruppo, “Der Blaue Raiter”, “Il Cavaliere Azzurro”, non a caso titolo di una sua opera risalente al 1903. Ed è in questi anni che inizia il suo periodo più produttivo, più creativo, più innovativo, accompagnato tra l’altro anche da un robusto apparato teorico.

Nel 1910 scrive e pubblica un testo che spiega l’evolversi del suo approccio all’arte, intitolato “Lo spirituale nell’arte”. Non si tratta forse di un manifesto della pittura astratta, ma in queste pagine Kandinskij pone l’accento sulla tendenza all’antinaturalismo e all’astrazione che sembra essere sempre più diffusa. A fare da modello all’arte pittorica, in tal senso, sarebbe proprio la musica, la quale come sottolinea Kandinskij nel suo libro non cerca di “imitare i fenomeno naturali”, ma va oltre, andando a indagare e a descrivere l’interiore.

La Prima Guerra Mondiale e la seconda fase artistica

Allo scoppiare della primo conflitto mondiale l’artista ritorna in madrepatria, dove inizia a ricoprire importanti cariche culturale durante la rivoluzione. Nel 1921, intuito il venire meno dell’avanguardia e il chiudersi degli spazi, decide di fare ritorno in Germania, dove inizia a insegnare al famoso Bauhaus di Weimar, centro cruciale del rinnovamento artistico e culturale internazionale degli anni Venti e Trenta.

Durante la maturità, le sue opere, rimanendo astratte, mutano in modo progressivo , diventando più ordinate, con i colori ben separati e distinguibili, e con forme geometriche del tutto riconoscibili. I critici hanno interpretato questa svolta – che dalla nostra prospettiva appare molto netta – come un passaggio dai sentimenti alla didattica. Se infatti nelle prime opere Kandinskij voleva esprimere le proprie esigenze interiori, nella seconda fase artistica desidera invece fornire degli esempi. Anche a costo, come hanno fatto notare alcuni, di avvicinarsi a un impoverimento della propria arte.

L’importanza della musica

Per capire e apprezzare i quadri di Kandinskij, in ogni caso, vale sempre quanto già anticipato: è necessario pensare al mondo musicale. Nessuno ascolterebbe una canzone o una composizione in un solo istante, “stringendo” tutte le note, annullando il ritmo. Allo stesso modo, le opere di Kandinskij necessitano del tempo necessario per assimilare ogni forma, ogni colore, ogni movimento, ognuno contraddistinto da una differente valenza estetica.

L’abbandono della pittura figurativa da parte di Kandinskij segue tre momenti che, non a caso, sono denominati in modo “musicale”. Dapprima ci sono le “impressioni”, le quali sono composizioni nel quale l’impressione della natura è ancora presente. Poi ci sono le “improvvisazioni”, quadri nati in modo quasi inconscio; e infine ci sono le “composizioni”, per la cui composizione partecipa il cosciente dell’artista.

Piet Mondrian e l’astrattismo geometrico

Chi si avvicina alla pittura astratta, molto spesso, lo fa anche attraverso i quadri di Piet Mondrian, famoso pittore del post-impressionismo. Mondrian, a partire dal 1910 – e quindi a partire dalla nascita dell’astrattismo – iniziò gradualmente a discostarsi dalla realtà, fino ad arrivare alla rappresentazione di forme geometriche che, a partire dagli anni Venti, lo resero famoso in tutto il mondo.

Va sottolineato che l’accostamento tra Mondrian e Kandinskij è molto meno diretto di quello che potrebbe apparire in queste righe: si tratta di artisti molto differenti, i quali però offrono due prospettive importanti dalle quali studiare la pittura astratta. Da una parte c’è quella di Kandinskij, pura, libera, lirica; dall’altra c’è quella di Mondrian, geometrica, lineare, che lo stesso artista inserirà nel Neoplasticismo.

Kandinskij e Mondrian vengono sempre citati tra i principali pittori astrattisti della “prima ondata”, ma va detto che questo movimento coinvolse tantissimi artisti, da Theo van Doesburg a Paul Klee: qui non possiamo che ridurre e sintetizzare. Vediamo ora come la pittura astratta si è evoluta negli anni: guardiamo al secondo dopoguerra.

Jackson Pollock e l’astrattismo del secondo dopoguerra

La pittura astratta continuò a essere centrale nel mondo dell’arte anche dopo la Seconda Guerra Mondiale, assumendo però forme estremamente differenti. Ad avere successo, soprattutto in Europa e in particolare i Francia, fu dapprima la corrente geometrica, portata in trionfo dapprima da Mondrian, come visto.

Ci fu però un’altra innovazione parallela, che portò al cambiamento più forte della pittura astratta: se nei primi decenni gli artisti guardavano all’astrattismo come a un lavoro pianificato e premeditato, a partire dal Secondo Dopoguerra la tendenza fu invece quella di concepire la pittura astratta come espressione immediata delle proprie sensazioni.

E qui non possiamo pensare, ovviamente, che a Jackson Pollock, con i sui quadri astratti realizzati grazie alla tecnica del dripping. Pollock è conosciuto in tutto il mondo come uno dei più grandi pittori americani di sempre e per aver posto al centro delle sue opere il concetto di Action Painting, espressione massima della spontaneità dell’artista.

Via le forme, via la matita, via il pennello, via persino il cavalletto: Pollock realizzava i suoi quadri, come è noto, lasciando colare il colore direttamente dal tubetto, se non dalla lattina, ponendo fine alla convinzione che la tela potesse essere utilizzata solo ed esclusivamente in verticale.

A rispondere poi agli estremi dell’astrattismo fu, a partire dagli anni Sessanta, la Pop Art: ma questa è tutta un’altra storia!

Jackson Pollock, Red Composition, 1946

I pittori astratti in Italia

Anche in Italia, ovviamente, si è parlato di pittura astratta. Se è vero che i veri astrattisti, nel nostro Paese, si affermarono solamente tardi, negli anni Trenta, è anche vero che in Italia la pittura astratta iniziò fin da subito a esprimersi attraverso i futuristi. Non a caso Depero e Balla parlavano delle proprie opere come di un “astrattismo complesso plastico-rumorista”.

Si trattava insomma di un sentire vicino a quello di Kandinskij, cui non erano estranei certi richiami “musicali”. Così, tra Balla e Boccioni, nasceva l’arte astratta italiana, con le prime opere non figurative, se non propriamente astratte.

Negli anni Trenta a dare voce al movimento furono Radice e Rho, e sempre in Lombardia Reggiani, Bogliardi e Ghiringhelli. Tutto questo attraverso un movimento che divenne centrale solo più tardi, al termine della Seconda Guerra Mondiale, con la pittura astratta a diventare baluardo artistico all’interno di uno scontro culturale e politico.

Articolo scritto da:

Federico è appassionato di scrittura, di arte e di sport. Su MomArte si occupa della realizzazione degli articoli e dei rapporti con gli Artisti con cui collaboriamo!

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