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Cosa è la gouache?

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Nel mondo dell’arte e della pittura c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare. Anzi, nella maggior parte dei casi, per gli apprendisti, si tratta di qualcosa di “vecchio” da imparare, e quindi di una tecnica, di un escamotage o di un trucco proveniente dal passato che può rivelarsi prezioso per rendere migliore la nostra pittura.

Oggi parleremo di gouache, termine intorno al quale c’è davvero tanta, tanta confusione. In realtà, a guardare bene le cose, non potrebbe essere altrimenti. Ma cos’è che rende così dubbio il significato reale di gouache? C’è chi pensa che il termine gouache si riferisca alla tecnica, chi pensa che invece faccia riferimento al particolare tipo di colore, e chi invece è convinto che indichi delle specifiche opere artistiche.

Con questo articolo vedremo i colori, le tecniche, le opere, la storia di questo peculiare tipo di pittura, per arrivare infine a costruire una piccola guida sul come fare delle gouache oggi. Buona lettura!

Gouache o guazzo: partiamo dal lessico

Almeno una parte della confusione intorno alla pittura gouache deriva dalla componente lessicale, dall’esoticità di questa parola.

Per aiutarci, come sempre, andiamo quindi a sfogliare il vocabolario, in cerca di lumi. Scopriamo così che il dizionario Treccani definisce il termine gouache come “Forma francese con cui è spesso indicata, anche in contesti italiani, la pittura a guazzo (sia come tecnica sia come dipinto)”. Questa voce, in realtà, non ci aiuta un granché, e anzi, si avvicina a una definizione lapalissiana del tutto inutile.

Abbiamo però scoperto una cosa: la parola gouache ha un corrispettivo nella parola italiana guazzo. La radice è probabilmente la medesima. Anzi, sulla questione c’è un certo dibattito: le ipotesi sull’origine del termine sono infatti due. Da una parte c’è chi sostiene che derivi dal latino “guado”, e dall’altra c’è chi invece propone una radice germanica, da “wasser”, ovvero acqua.

Andando a cercare il termine “guazzo” nel vocabolario Treccani (che, va sottolineato, riconduce la parola al latino “aquatio”, acquazzone, con qualche dubbio) ci si imbatte in diverse definizioni. La prima, generale, parla di “Quantità d’acqua, o d’altri liquidi, sparsa per terra”. La quarta è ultima è quella che ci interessa: “ varietà di pittura a tempera nella quale alla colla animale è sostituita la gomma, per cui ha minor corpo ed è di più rapida esecuzione rispetto alla tempera propriam. detta (ciò che la fa preferire, per es., nella preparazione di scenografie). Per ellissi, un guazzo, un dipinto eseguito con tale tecnica”.

Finalmente una definizione soddisfacente di guazzo, e quindi di gouache! Su queste basi, vediamo cos’è e come è nata la pittura gouache.

Gouache o tempera?

Come abbiamo visto sopra, la varietà di pittura a gouache è strettamente imparentata con quella a tempera, e il discorso si ripete anche per i colori: non è quindi un caso se i colori gouache sono generalmente raggruppati proprio insieme ai colori a tempera.

Ma quale differenza esiste, quindi, tra i colori gouache e i colori a tempera?

I colori a tempera

Le tempere sono colori molto, molto antichi, nati e sviluppati al tempo in cui erano gli stessi artisti, nelle proprie botteghe, a creare i colori necessari per le proprie opere. Come abbiamo già visto altrove, si hanno testimonianze dell’utilizzo di colori a tempera già nell’antichità, nell’antica Grecia come nell’antica Roma.

I colori a tempera originali, infatti, altro non sono che pigmenti colorati mescolati con acqua e sommati a vari leganti di tipo naturale, come l’albume, il tuorlo, la cera, gli oli, il lattice di fico e via dicendo. Ogni bottega, quindi, preparava i colori a tempera con quello o con quell’altro legante: la formula più diffusa, in ogni caso, conteneva del tuorlo.

Un pennello che stende la vernice a tempera di colore rosso

I colori gouache

E i colori a gouache? Ebbene, la base è molto simile a quella dei colori a tempera, e quindi si tratta di colori a base acquosa. Non a caso, in passato, i colori usati per la pittura a guazzo sono stati chiamati anche “tempera magra”.

In sintesi, i colori a gouache sono delle tempere rese più pesanti con l’aggiunta non di un legante, quanto invece di un pigmento bianco – tipicamente del gesso o della biacca, ovvero del carbonato basico di piombo – e di un composto a base di gomma. Si parlava, nella maggior parte dei casi, di gomma di origine arabica, oppure talvolta di gomma di origine animale.

La domanda sorge spontanea, perchè “inventarsi” questo tipo di colore? I colori a gouache, così preparati dagli artisti a partire da delle tempere, permettevano di avere delle tinte più consistenti, nonché di rendere agevolmente più chiari dei colori scuri.

Il risultato di questo amalgama lo capiamo meglio guardando una tavola gouache, e quindi un dipinto effettuato con questi colori: da lontano, e di sfuggita, questi lavori potrebbero persino essere presi per dei dipinti realizzati con dei colori a olio. Questo perché i colori a gouache assicurano una importante luminosità, proprio per l’aggiunta del bianco, e sono caratterizzati da una tonalità perlacea che non può non intrigare.

Si potrebbe quindi pensare che i colori a gouache rappresentino una specie di “evoluzione” dei colori a tempera. In realtà, come vedremo meglio più tardi, l’utilizzo di questi colori necessita una grande attenzione, e una mano esperta, dovendo affrontare non pochi ostacoli di natura tecnica.

Breve storia della pittura a guazzo

Le origini della pittura a gouache risalgono a qualche secolo fa, in questo paragrafo proveremo ad abbozzare una breve storia di questa tecnica.

Le origini della gouache nel quattordicesimo secolo

Sappiamo che le origini di questa tecnica pittorica possono essere individuate nel quattordicesimo secolo: tra i primi a utilizzare i colori a gouache ci furono, probabilmente, i miniaturisti, che iniziarono a usare queste peculiari tempere nei loro lavori, probabilmente per riuscire a esaltare ulteriormente l’oro. Da lì in poi la pittura a gouache continuò a crescere e a diffondersi, senza però andare a costruire un movimento, una scuola o comunque qualcosa di realmente strutturato.

Veniva usata sia per creare delle vedute veloci, sia per realizzare dei bozzetti di quelli che sarebbero stati dei lavori a olio più complessi. Come abbiamo detto, infatti, i colori gouache, una volta asciutti, tendono ad avvicinarsi proprio – quanto all’aspetto perlaceo – ai colori a olio.

La pittura a guazzo nel settecento

Non si contano, nel Settecento, i paesaggisti che usarono la gouache per le proprie vedute, come Salvatore Fergola, Xavier Della Gatta, Alessandro d’Anna e Pietro Fabris. Questa tecnica venne utilizzata sempre per i paesaggi anche nel secolo successivo, da pittori italiani, francesi, inglesi e fiamminghi, da Camillo de Vito a Pierre Jacques Volaire, da Gustavo Scoppa al tedesco Filippo Hackert. Quest’ultimo, pittore nonché incisore, fu un compagno di viaggio in Italia – era l’epoca del Grand Tour – di Johann Wolfgang von Goethe, il quale proprio da Hackert imparò la pittura paesaggistica, proprio nel momento in cui era impegnato a scrivere il diario “Viaggio in Italia”.

Sono stati propri i pittori del Grand Tour a realizzare alcune delle più interessanti gouaches, a partire dalle famose gouaches napolitaines, ovvero dalle tante vedute di e da Napoli, al tempo terza metropoli europea. Il Vesuvio in eruzione, le piazze napoletane, i monumenti, i ritrovamenti di Pompei e di Ercolano, i tanti paesaggi, il porto: le gouaches napolitaines illustrano molto bene cosa è possibile raggiungere con questa tecnica e con questi colori.

La pittura a gouache nell’ottocento e novecento

Va peraltro detto che anche durante il Novecento importanti artisti iniziarono ad avvicinarsi alla pittura a guazzo: Moore, Sutherland e Picasso, per esempio, utilizzarono dei colori a guazzo. I colori a gouache, del resto, sono stati utilizzati molto anche al di fuori del mondo dell’arte.

A partire dall’Ottocento sono stati impiegati per i cartelloni pubblicitari, nonché per le decalcomanie e per dare tono alle scenografie. Non tutti si rammentano, poi, l’importante utilizzo di colori a guazzo durante l’epoca d’oro delle riviste illustrate, dalla Domenica del Corriere in poi. In questo caso i colori gouache erano particolarmente apprezzati per la rapidità d’esecuzione e per l’asciugatura velocissima.

Blu Ceruleo della linea Maimeri Gouache

La tecnica pittorica a guazzo

Ma come dipingevano gli artisti che optavano per i colori a gouaches? Qual era la tecnica a guazzo seguita, per esempio, dai pittori delle gouaches napolitaines?

Ebbene, abbiamo visto qual era la composizione dei colori effettivamente utilizzati. Dobbiamo quindi sapere che sulla tavolozza delle gouaches “classiche” erano presenti poco colori. Nello specifico si parlava di nero d’avorio, di terra di Siena bruciata, di blu cobalto, di rosso cadmio, di giallo Napoli, di verde smeraldo e di terra d’ombra naturale e, infine, l’immancabile e caratteristico bianco di zinco (l’unica differenza degna di nota era, talvolta, la presenza di ocra giallo al posto del giallo di Napoli).

A partire da questa tavolozza di otto colori, i pittori dipingevano piuttosto rapidamente le vedute e, in caso, i bozzetti delle proprie opere. Con il tempo, ovviamente, la tecnica della tecnica pittorica a guazzo è andata sviluppandosi ulteriormente, con i pittori a usare un numero ben maggiore di colori. Si pensi per esempio alle opere a guazzo di Gen Paul, pittore francese che, per via delle ristrettezze economiche in cui si trovava tra gli anni Trenta, partì proprio con dei dipinti a gouache.

Il necessario per pitturare a gouache

Cosa serve per dipingere a gouache? La risposta è molto semplice, i fantastici colori e tutti gli acessori che possono aiutarti a rendere il dipinto unico. Vediamoli insieme!

I migliori colori per la pittura a gouache

Ebbene, prima di tutto servono ovviamente i colori per la pittura a guazzo. Sicuramente, in tal senso non mancano diverse proposte. Famosissimi sono i tubetti della linea Maimeri Gouache, colori a tempera extrafine che prendono il nome e la forma proprio dai classici colori a guazzo. Si tratta nello specifico ci tempere rese più opache e più riflettenti grazie all’aggiunta di gomma arabica di alta qualità: come spiega il produttore, “il risultato è un timbro sedato, unico, più di quanto sia il più comune colore a tempera”. A distinguere queste tempere, oltre all’aggiunta di gomma arabica, anche l’utilizzo di pigmenti particolarmente preziosi, che assicurano un aspetto satinato e perlaceo; per esaltare al meglio questi colori, Maimeri consiglia di utilizzare grezzi o carta colorata.

Anche altri brand hanno lanciato linee gouache molto apprezzate, come Talens, con la linea di tempere Gouache ExtraFine, e Daler Rowney , con la linea Aquafine Gouache.

Alternative e accessori

Va detto che è possibile avvicinarsi alla tecnica a guazzo anche con delle tempere normali, purché di qualità. É possibile farlo, per esempio, vaporizzando della gomma sull’opera una volta conclusa. Altra modalità è quella di mescolare le tempere in casa con della soluzione di gomma, e poi, al momento dell’utilizzo, diluirli con dell’acqua. Infine, è possibile creare sul momento i propri colori a gouache. In questo caso gli esperti consigliano di diluire prima i colori con l’acqua, e poi di mescolarli con una soluzione composta al 90% d’acqua e al 10% di gomma, al quale aggiungere poi una parte minima di polvere di zucchero.

Per quanto riguarda gli accessori restanti, non ci si discosta ovviamente dal necessario per la normale pittura a tempera. I supporti perfetti per la pittura a gouache sono la carta, le tele, il cartone, il cartone telato e le tavole di legno, le quali però dovrebbero essere preparate con del gesso prima di ricevere la pittura. Da qui in poi, il solito: pennelli per dipingere, tavolozza, panni di tessuto, e via dicendo!

Come fare un guazzo, oggi

Abbiamo visto quindi tutto il necessario per fare il guazzo. Come procedere quindi?

Ebbene, è bene partire conoscendo quelle che sono le caratteristiche peculiari delle pittura a guazzo. Prima di tutto non bisogna scordare che i colori, una volta asciugati, tendono a schiarire parecchio. Questo significa che, all’atto della pittura, è sempre bene evitare di aggiungere troppo bianco, e calcolare come sarà il risultato finale. I colori più scuri, da parte loro, tendono a scurire ulteriormente con l’asciugatura.Questo tra l’altro ci dice anche che pitturare a gouache significa lavorare velocemente, e puntare se possibile a iniziare e a terminare un dipinto nella stessa sessione.

Sarebbe poi un grande errore non ricordarsi che il colore a gouache steso, una volta bagnato, tende a sciogliersi nuovamente. Questo significa che è possibile sfruttare “il sollevamento” del colore per degli effetti interessanti, ma anche che è necessario pensare molto bene in che modo intervenire nei pressi di aree già asciutte.

Infine, è bene ricordarsi della fragilità delle tempere a gouache: in presenza di pennellate troppo cariche e troppo spesse, soprattutto in caso di supporti flessibili, il comparire di fessure e di screpolature è tutt’altro che improbabile. Molto meglio, quindi, dosare la quantità di colore in base al supporto usato.

Articolo scritto da:

Federico è appassionato di scrittura, di arte e di sport. Su MomArte si occupa della realizzazione degli articoli e dei rapporti con gli Artisti con cui collaboriamo!

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