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La scrittura cancelleresca: caratteristiche e storia

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Con il suo fascino, la calligrafia conquista giorno dopo giorno nuovi appassionati. Si tratta di un’arte complessa che richiede una certa pazienza, e parecchia passione. Non si tratta unicamente di scrivere: no, si tratta di tenere in considerazione ritmo e armonia, di memorizzare dei segni e di riprodurli con uno sforzo a livello di manualità che oggi può sembrarci eccezionale.

Con questo articolo, per fare un nuovo passo addentro al mondo della bella scrittura, ci concentreremo sui caratteri della cancelleresca, un modello di scrittura umanistica che da sempre è tra i preferiti di chi si cimenta con la calligrafia. Per evitare qualsiasi dubbio, vogliamo chiarire subito cosa indichiamo con questo nome: con il termine cancelleresca si indica una scrittura quattro-cinquecentesca che talvolta – soprattutto nel mondo anglosassone – viene indicata con il nome Italico o Italica.

Chi decide di imparare questo stile di scrittura lo fa per diversi motivi: per imparare un nuovo modello di scrittura, per conoscere come applicare le tecniche dell’italico alla propria calligrafia quotidiana, per una nuova forma di scrittura da applicare nei propri lavori di design e via dicendo. In ogni caso, oggi vedremo quelle che sono le caratteristiche principali e la storia della scrittura cancelleresca: buona lettura!

Il contesto di partenza

Vediamo qual è stato il contesto di partenza in cui prese forma la scrittura cancelleresca, per poi diventare in molti settori e per molto tempo il modello di riferimento. Proporre delle sintesi schematiche, quando si tratta di calligrafia, è sempre rischioso e sempre, in buona parte, sbagliato.

Possiamo dire che fino al nono secolo, nelle corti francesi e italiane, in campo documentario si usava la cosiddetta scrittura corsiva tradizionale. Questa fu soppiantata poi a partire dal dodicesimo secolo dalla minuscola carolina, la quale già dal nome fa riferimento alla corte di Carlo Magno. A mettere a punto questo stile fu il priore Alcuino di York, grande intellettuale del Monastero di San Martino di Tours, dove venne creata fra l’altro anche la celebre Lettera Antiqua.

Con la minuscola carolina viene meno la corsività di alcuni modelli precedenti, con i legamenti tra le lettere che scompaiono: risulta così una crescente somiglianza tra la scrittura libraria e quella documentale, tra la scrittura dei notai e dei mercanti, per capirci, e quella degli scribi nei monastero. La minuscola carolina, che si evolve presto a livello documentale nella cosiddetta carolina diplomatica, si ritrova simile o persino uguale in tutte le corti europee, fungendo da elemento di unificazione a livello documentario, e quindi in ambito mercantile e persino artigianale. Ed è proprio sulle basi della carolina che, in Italia, prende forma la scrittura cancelleresca. Vediamo come!

La storia della scrittura cancelleresca

Abbiamo quindi visto che la scrittura cancelleresca nasce in Italia in un contesto che, per comodità, diremo dominato dalla minuscola diplomatica. Questa è senza dubbio una semplificazione, ma ci aiuta ad approcciare la storia di questo modello.

Dove nacque di preciso questa scrittura? Ebbene, c’è chi punta il dito immediatamente verso Firenze, ma in realtà la questione non è così semplice. Possiamo invece pensare che questo tipo di scrittura sia nato con stili leggermente diversi in tre città differenti, ovvero tra Firenze, Roma e Venezia. I primi esempi si trovano a inizio Quattrocento, per poi avere una diffusione di questo nuovo modello fra le classi colte nei decenni successivi.

Quella che noi calligrafi del Terzo Millennio studiamo oggi è la cancelleresca corsiva, formalizzata da Ludovico Vicentino degli Arrighi nel suo apposito manuale del 1522 e, ancora prima, resa in carattere tipografico da Francesco Griffo. La storia della cancelleresca, come si può intuire visto il suo secolo di nascita, si mescola inevitabilmente con quella della tipografia. Guardando ancora in avanti, possiamo affermare che la scrittura cancelleresca rimase comune per parecchio tempo, fino a soccombere poco dopo le evoluzioni barocche proposte da Giovani Francesco Cresci. È tornata poi in auge nel campo della calligrafia nel secolo scorso, come uno dei modelli preferiti dagli appassionati di questa arte.

Le caratteristiche della scrittura italica

In che modo si distingue la scrittura cancelleresca dai modelli precedenti e da quelli coevi? Pensiamo alla minuscola carolina, o pensiamo per esempio all’onciale o alla semionciale: come possiamo descrivere questo modo di scrivere?

Quella che diventa la scrittura per eccellenza delle cancellerie italiane ed europee – da qui il suo nome italiano – è caratterizzato da lettere particolarmente rotonde, da un tratteggio fluido e rapido, nonché da svolazzi e da code ornamentali che non possono non attirare e meravigliare. Tali svolazzi si estendono sia sopra che sotto il rigo, a definire una scrittura slanciata dai legamenti volutamente prolungati, e decorata ulteriormente da bandierine posizionate sapientemente al terminare delle aste alte. Un’altra peculiarità della scrittura cancelleresca è il fatto che le lettere vengono tracciate in senso antiorario.

Nella scrittura cancelleresca possiamo trovare di fatto l’antenato comune di tutti i corsivi che vediamo usati oggi in Occidente, con quel carattere veloce ma allo stesso tempo palesemente decorativo che contraddistingue queste scritture, senza mai comprometterne la leggibilità.

Come imparare la scrittura cancelleresca: gli accessori necessari

Come in tutti i percorsi calligrafici, è bene imparare prima a tracciare le singole lettere, e poi provare a comporre le prime parole. Per iniziare è bene affidarsi non al metodo del tratto ininterrotto per l’intero carattere, optando invece il metodo che permette sempre di “tirare” i tratti, e mai di spingerli. Ecco che allora i tratti verticali vengono fatti sempre dall’alto verso il basso, mentre gli orizzontali andranno sempre da sinistra a destra.

Passiamo a qualche consiglio sugli accessori, molti aspiranti scrittori infatti si chiedono: quali strumenti è bene usare per la scrittura cancelleresca? Si parte ovviamente dal pennino: quello più adatto è quello a punta tronca, meglio se leggermente flessibile; si possono raggiungere ottimi risultati peraltro anche con le stilografiche a punta tronca. Serviranno poi delle matite e delle gomme, per allenarsi e per tracciare delle sagome da seguire, degli inchiostri calligrafici, nonché dei blocchi di carta da schizzo per esercitarsi.

Articolo scritto da:

Federico è appassionato di scrittura, di arte e di sport. Su MomArte si occupa della realizzazione degli articoli e dei rapporti con gli Artisti con cui collaboriamo!

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