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Penna rapidograph: la storia di un mito

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Rapidograph, una penna che ha quasi 70 anni. Pensiamoci: non sono poi tanti gli oggetti e gli strumenti di concezione moderna che durano così a lungo. No, di solito questo oggetti moderni, innovativi, vengono presto o tardi rimpiazzati da qualcosa di ancora più nuovo, ancora più innovativo.

Fino a qualche anno fa – diciamolo pure, fino a qualche decennio fa – la penna rapidograph, in determinate campi, era talmente diffusa da diventare un vero e proprio status symbol. Per lungo tempo è stato praticamente impossibile incontrare professionisti, come per esempio architetti o geometri, che non avessero una Rapidograph.

E poi? E poi ovviamente sono subentrati i programmi di disegno e di grafica, rendendo in poco tempo obsoleto l’uso a livello progettuale di queste penne così moderne. Eppure… eppure le rapidograph non sono mai morte. A dimostrazione di questo c’è il fatto che non si è mai smesso di produrle, di venderle, e quindi per forza di cose di usarle. Ma cos’è una penna rapidograph, e come si distingue da tutte le altre centinaia di penne che possiamo trovare sul mercato?

Scopriamolo insieme!

Penna rapidograph: una presentazione

Una penna a china pensata per i professionisti. Ecco cosa è, in pochissime parole, una penna rapidograph. Ma si tratta di molto, molto di più: non a caso, il prezzo di una penna rapidograph, qualsiasi sia il produttore, è sempre superiore a quello di una normale penna per la scrittura, per il disegno e per il disegno tecnico.

Il suo nome suggerisce già qualcosa sulle doti di questa peculiare penna a china: “rapidograph” esprime infatti il senso di velocità nella scrittura. Ma è davvero così? La rapidograph è una penna che permette di scrivere più veloce, di disegnare in modo più rapido? No, la velocità del tratto resta pur sempre qualcosa che dipende dal movimento del nostro polso, della nostra mano. Il concetto è che la penna rapidograph permette effettivamente di tracciare dei tratti veloci, dritti o curvilinei, e allo stesso tempo precisi. E il tratto – è questa la caratteristica fondamentale – resterà sempre omogeneo, perfetto, ben definito. Non stupisce il fatto che la penna rapidograph sia tra i grandi amori di generazioni di architetti, di illustratori e di disegnatori.

Come è fatta la penna radiograph?

Ma come è fatta la penna rapidograph? Effettivamente i tratti cambiano in base al produttore. La struttura in sé e per sé, però, è sempre la stessa.

Il tratto saliente delle penne rapidograph è il pennino, sottile o persino sottilissimo: si parla infatti di pennini dagli 1,5 millimetri allo 0,1, difficile persino da vedersi, e sì, abbastanza fragile. Poi, salendo al di sopra del puntale metallico si trovano il corpo della penna, e l’astuccio, all’interno del quale si trova la cartuccia. Sì, perché la penna rapidograph è una penna a china ricaricabile, e questo, oltre a ridurre gli sprechi, giustifica in buona parte la spesa superiore: per il resto, ci pensa la qualità del tratto, praticamente impagabile.

Per scoprire il segreto delle penne rapidograph bisogna però sapere che all’interno di quel sottilissimo pennino vi è in realtà un altro elemento metallico, l’anima del pennino, sottile praticamente quanto un capello. Ed è quello l’elemento chiave della penna a china professionale, assicurando uno scorrimento regolare e omogeneo dell’inchiostro proveniente dalla cartuccia. Sì, questa caratteristica è il più grande vantaggio delle rapidograph, ma costituisce anche il loro principale svantaggio: nel momento in cui si piega leggermente il pennino, magari per una caduta o per una pressione eccessiva, l’anima si ostruisce, rendendo la penna praticamente inutilizzabile. Per questo motivo per usare le penne rapidograph – soprattutto nelle versioni con pennino più sottile – sono richieste delicatezza e manualità.

La storia della penna rapidograph

Come si diceva, la penna rapidograph ha Settant’anni. A inventare questa penna a china professionale fu l’azienda tedesca Tintenkuli Handels GmbH, fondata nel 1928, che si era guadagnata un’importante fetta di mercato con la penna stilografica Tintenkuli.

Il vero salto di qualità arrivò però nel 1953, quando l’azienda lanciò sul mercato la Rapidograph, la prima penna tecnica, che ben presto divenne la penna a china tecnica per antonomasia. Il successo di questa penna fu tale che l’azienda cambiò il nome da Tintenkuli Handels GmbH a Rotring: le parole “rot” e “ring” in tedesco significano anello rosso, e facevano riferimento al caratteristico anello di plastica rossa che da sempre contraddistingue le penne Rotring.

Oggi, va detto, la produzione delle penne Rotring Rapidograph continua: i diritti per gli Stati Uniti sono stati acquistati molto anni fa dalla società americana Chartpak Inc., la quale ha iniziato poi a commercializzare queste famose penne a china sotto il marchio Koh-I-Noor, leader degli accessori per disegno tecnico, che negli anni Novanta viene acquistato dall’ormai multinazionale tedesca Rotring.

Con l’avvento dei Cad, ovvero dei software per il Computer aided design, negli studi d’architettura e ingegneristici si iniziò a usare sempre meno le penne tecniche per il disegno a mano, affidandosi sempre più al disegno digitale. Permane però un folto gruppo di persone che continua a usare le penne rapidograph per i più diversi utilizzi, dal disegno tecnico a quello artistico, sempre per via della grande precisione del tratto.

Gli utilizzi di questa speciale penna a china

Per capire il grande successo delle penne a china rapidograph bisogna pensare alle penne che usavano i disegnatori tecnici prima del suo avvento: parliamo di penne poco precise, dal tratto poco omogeneo, che non di rado lasciano macchie di inchiostro tali da rovinare un intero lavoro.

I geometri hanno usato per anni l’intera gamma rapidograph per i loro progetti, usando tutti gli spessori: i pennini da 0,2, contraddistinti dal colore giallo, erano per esempio perfetti per le linee di proiezione, mentre i pennini leggermente più grossi, color beige, da 0,5 millimetri, erano ideali per le murature, e via dicendo. Oggi ci sono invece tanti illustratori che usano queste penne per le più differenti tecniche, fino ad arrivare al pointillism.

Articolo scritto da:

Federico è appassionato di scrittura, di arte e di sport. Su MomArte si occupa della realizzazione degli articoli e dei rapporti con gli Artisti con cui collaboriamo!

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