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5 pittrici e pittori autodidatti

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Ce lo siamo già domandato in passato: è possibile imparare a dipingere da soli, senza frequentare una scuola d’arte o un corso? La risposta è sì, assolutamente sì.

Indubbiamente sarà più difficile. I progressi saranno probabilmente più lenti, sarà più complicato imparare le tecniche più complesse. E c’è anche il rischio di continuare nel tempo a fare i soliti errori banali, non potendo contare su nessun insegnante pronto a correggere e a eliminare questi sbagli. Ci sono però anche dei vantaggi. Il pittore autodidatta è infatti un artista fondamentalmente libero, che non è stato “ingabbiato” in nessun modo da corsi accademici o da particolari scuole di pensiero.

Qui, oggi, abbiamo voluto riunire 5 esempi di pittrici autodidatte e pittori autodidatti, che senza aver seguito il percorso classico dell’artista hanno saputo entrare nell’Olimpo degli artisti più famosi, apprezzati e studiati del mondo e della storia dell’arte. Vediamo di chi si tratta!

5 pittori e pittrici autodidatti

Henri Rousseau

La nostra breve carrellata di pittori autodidatti inizia con Henri Rousseau. Siamo nella seconda metà dell’Ottocento, in Francia, Henri Rousseau non ha ricevuto nessuna formazione artistica, e non brilla né per cultura generale, né per una qualche brillantezza intellettuale. Eppure, a un certo punto, decide di lasciare da parte il proprio mestiere di una vita, ovvero la professione di doganiere – non a caso in Francia è conosciuto ancora oggi come Le Douanier – per darsi all’arte. Non poteva però darsi alla vita da bohémien come gli artisti più giovani: all’epoca Rousseau aveva già oltre quarant’anni.

La sua prima esposizione è datata 1886, presso il Salon des Indépendants, nel quale – a pagamento – poteva esporre qualsiasi artista desideroso di farlo. Il salone era perfetto per Rousseau, esso fu avviato infatti per fornire un’alternativa al salone del governo, il quale era avverso a tutte le innovazioni artistiche. La critica fu tutt’altro che colpita dai primi lavori di Rousseau, arrivando anzi spesso a umiliare il pittore, troppo rozzo, dallo stile eccessivamente infantile. Ci furono però degli artisti che, nei lavori di Rousseau, trovarono una forza selvaggia, una grande libertà creativa: tra questi ci fu Picasso, che volle incontrare l’ormai anziano Rousseau.

Con i suoi personaggi fiabeschi e surreali, con la carica onirica che caratterizza la maggior parte dei suoi lavori, Rousseau viene ricordato oggi come il precursore dell’Arte Naif, ovvero un’arte slegata dalla realtà culturale nonché sociale. La sua opera più famosa è Il Sogno, esposta nello stesso anno di morte dell’artista, il 1910.

Henri Rousseau, Il Sogno, 1910

Vincent Van Gogh

Probabilmente Vincent Van Gogh è il più famoso tra i pittori autodidatti. Come è noto con Van Gogh siamo sempre nella seconda metà dell’Ottocento, e quindi nella stessa epoca di Rousseau; la storia e le opere di Van Gogh sono però decisamente più conosciute (ancora oggi chi sente nominare il nome Rousseau pensa infatti al filosofo, e non al pittore).

Possiamo definire Vincent Van Gogh come un autodidatta dal punto di vista tecnico, laddove invece dal punto di vista teorico va sottolineata la sua grande cultura, in particolar modo per quanto riguarda la pittura a lui contemporanea. Parliamo in ogni caso di un uomo che si avvicinò alla pittura attiva piuttosto tardi nel corso della sua breve vita, dopo essere stato per esempio pastore protestante nelle miniere di carbone olandesi.

Assolutamente alieno a ogni vero impegno a livello di studio in classe, provò a frequentare per breve tempo la Bruxelles Académie Royale des Beaux-Arts, spinto dal fratello, senza successo. Da quel momento in poi si concentra però unicamente sulla sua arte, realizzando oltre 1.000 opere tra il 1880 e il 1885, periodo dedicato al realismo sociale. Successivamente si trasferisce a Parigi, affascinato dall’impressionismo – seppur in fase decadente – diventando amico di Monet e soprattutto di Gauguin e di Lautrec. È nel periodo francese, prima a Parigi, poi in Provenza, e poi nell’ospedale psichiatrico di Saint Remi, che Van Gogh realizza le sue opere più famose, per poi morire suicida a 37 anni.
Il suo stile unico e assolutamente personale è frutto delle suo tumulto emotivo, ma anche di un importante percorso da autodidatta.

Vincent Van Gogh, Notte Stellata, 1889

Frida Kahlo

Possiamo inserire nel gruppo degli artisti autodidatti anche Frida Kahlo. Certo, da piccola Frida aveva avuto un’educazione grafica da parte del padre (un fotografo tedesco) e da un incisore, ma il suo destino era quello di studiare medicina. Solo dopo il drammatico incidente quasi mortale che la immobilizzò a lungo a letto, a 18 anni decise di dedicarsi alla pittura, pensando dapprima di diventare un’illustratrice per libri di medicina.

Grazie allo specchio posizionato nei pressi del letto, tanti suoi lavori sono come sappiamo degli autoritratti. Frida infatti motivava questa scelta dicendo che passando molto tempo da sola, il soggetto che conosceva meglio era proprio se stessa. Successivamente, iniziò a fondere sempre di più elementi differenti, dal moderno alla tradizione popolare messicana.

A rendere leggermente meno autodidatta il percorso di Frida Kahlo è stata eventualmente l’influenza del famoso muralista Diego Rivera, che divenne come è noto suo marito.

Frida Kahlo, La Colonna Rotta, 1944

Grandma Moses

Ecco una pittrice autodidatta per eccellenza del Novecento. Parliamo della statunitense Anna Mary Robertson Moses, conosciuta come Grandma Moses proprio perché scoperta a livello artistico solo all’età di 78 anni.

La donna, nata nel 1860 e morta ultracentenaria nel 1961, non ha mai ricevuto un’educazione formale. Madre di 10 figli, moglie di un contadino, a un certo punto, per via dell’artrite, non riesce più a ricamare. Ecco allora che su suggerimento di una figlia inizia a dipingere, usando entrambe le mani. Pochi anni dopo un collezionista si imbatte nelle sue opere esposte in un negozio locale e le acquista, per poi esporle al MoMA di New York, in una mostra dedicata a pittori sconosciuti.

Inizia lì la fama di Grandma Moses: in tutto le sono attribuite 2000 opere. Il suo stile pittorico è stato definito come American Primitive.

Grandma Moses, Grandma Moses Goes To The Big City, 1946

Bill Traylor

Concludiamo questa carrellata di pittori autodidatti con Bill Traylor, vissuito tra il 1853 e il 1949. Nato in schiavitù, in Alabama, venne scoperto come pittore in tardissima età, nel 1939. In questo caso parliamo di un autodidatta assoluto, che in infanzia non ha ricevuto nessun tipo di formazione.

Bill Traylor, Rabbit, 1940–1942

A causa dell’artrite reumatoide, negli anni Trenta bill Traylor non riuscì più lavorare, diventando un senza tetto; iniziò allora a disegnare con i materiali più disparati, e i suoi disegni finirono per attirare l’attenzione di un giovane artista, che gli fornì non solo gli strumenti per disegnare in modo più soddisfacente, ma anche l’incoraggiamento necessario per proseguire. Bill Traylor riuscì così a creare tantissime interessanti opere in pochi anni, attingendo dalla propria mitologia personale, dalla massoneria, dal blues, dal vudù, dalla violenza contro gli afroamericani e via dicendo.

Articolo scritto da:

Federico è appassionato di scrittura, di arte e di sport. Su MomArte si occupa della realizzazione degli articoli e dei rapporti con gli Artisti con cui collaboriamo!

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