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Il contrasto simultaneo nell’arte

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Il contrasto è un elemento fondamentale nel mondo dell’arte. I nostri occhi amano il contrasto, e anzi, lo cercano. Un artista che sa giocare nel modo giusto con il contrasto rende la propria opera più interessante, e anche più intuitiva, poiché il pubblico potrà capire più facilmente cosa guardare.

Esistono però molte tipologie diverse di contrasto: tra le più complesse e interessanti vi è la tipologia di contrasto simultaneo. Di cosa si tratta? Scopriamolo insieme!

Tipologie di contrasto in arte

Possiamo individuare tante diverse tipologie di contrasto in pittura. Possiamo per esempio parlare del contrasto per tonalità, il più semplice, ovvero del contrasto che c’è tra colori “puri”, e che si manifesta alla sua massima potenza tra un rosso, un blu e un giallo, ovvero tra i tre colori primari.

Si tratta di un contrasto molto forte: mettendo vicini blu e giallo non si trovano elementi in comune, il contrasto di tonalità è totale. Nei quadri di Mondrian questo aspetto è centrale. Chi gioca in modo preponderante con il contrasto di tonalità ha come risultato delle opere vivaci, giovanili: per fare un esperimento di questo tipo è possibile provare a realizzare un quadro usando solo i colori primari puri, senza mescolarli, insieme al nero e al bianco.

Piet Mondrian, Composizione in rosso, giallo, blu e nero, 1921, Olio su tela

Il contrasto secondo Johannes Itten

Il contrasto non può essere peraltro solo per tonalità. Ci può essere infatti contrasto anche per valore, per saturazione e per estensione. Johannes Itten, pittore e scrittore svizzero vissuto tra il 1888 e il 1967, più nello specifico, ci parla di 7 contrasti cromatici differenti, ovvero:

  • contrasto di colori puri
  • contrasto di chiaro e scuro
  • contrasto di caldo e freddo
  • contrasto di colori complementari
  • contrasto di simultaneità
  • contrasto di qualità
  • contrasto di quantità

In alcuni casi è assolutamente semplice capire a cosa si riferiva Itten. Il contrasto tra colori puri è quello che abbiamo già visto sopra, di tonalità, più energico tra i colori primari, meno via via che si utilizzano colori secondari e terziari. Nel caso del contrasto tra chiari e scuri il contrasto è dato dalla quantità di bianco e di nero presente nel colore, con il contrasto massimo, per l’appunto, presente tra bianco e nero.

Nel contrasto di caldo e freddo il discrimine è dato dalla temperatura, con contrasti tra rosso e arancione, e quindi caldi, e contrasti tra verde e blu, e quindi freddi, con la possibilità di andare a raffreddare o a scaldare quello o quell’altro colore. Un discorso diverso vale per i colori complementari, che in quanto tali, messi uno a fianco all’altro, mettono in evidenza le rispettive unicità.

Nel contrasto di qualità la differenza è data dal diverso grado di luminosità, con il contrasto che è alto quando si accostano colori più o meno saturi. Per far apparire più luminoso un colore lo si metterà infatti vicino a un colore offuscato. Con il contrasto di quantità, invece, si parla più semplicemente dell’estensione: il pittore che desidera equilibrare due colori differenti potrà farlo andando ad aumentare la superficie cromatica del colore meno luminoso.

Resta fuori il contrasto di simultaneità: di che cosa si tratta?

La storia del contrasto simultaneo

Il primo a parlare del contrasto simultaneo è stato, nel 19° secolo, Michel Eugène Chevreul. Probabilmente hai già sentito questo nome: si tratta infatti di un chimico francese, famoso per avere scritto un importante libro sulla teoria dei colori, ovvero “Il principio dell’armonia e il contrasto dei colori”.

In questa opera, edita in Francia nel 1839 e tradotta poi nei decenni successivi anche in altre lingue, Chevreul è andato a studiare come i nostri cervelli percepiscono i vari colori, e soprattutto le relazioni tra i vari colori.

Per scrivere il suo libro Chevreul ha sottoposto colleghi, amici e clienti a dei veri e propri test, per capire quali fossero le loro sensazioni di fronte a diversi colori di base, per arrivare così a definire una legge fondamentale relativa al contrasto simultaneo tra colori. Questa legge può essere riassunta così, in parole molto semplici: nel momento in cui l’occhio umano vede due colori contigui nello stesso momento, questi due appariranno al massimo della loro dissimilità. Perché?

Semplice: Chevreul assume che, se mettiamo due colori vicini, ognuno assumerà la tonalità propria del complementare dell’altro colore. L’esempio tipico che si fa per spiegare questa legge viene fatto prendendo da una parte il rosso scuro, e dall’altra il giallo chiaro. Si avrà così da una parte il complemento visivo blu-viola scuro (per il giallo) e dall’altra il complemento blu-verde chiaro (per il rosso).

Cerchiamo di capire meglio cosa è il contrasto simultaneo!

Cosa è il contrasto simultaneo

Il contrasto di simultaneità si basa sul fatto che un osservatore, nel guardare un colore, ne percepisce – seppur non presente – immediatamente un altro, ovvero il complementare. A creare questo effetto, che viene chiamato di “induzione cromatica”, è la nostra retina. Essa è stimolata da una parte dal colore che vediamo, e dall’altra dall’alone fondamentalmente opposto.

Questo meccanismo può creare anche degli effetti poco piacevoli. Se infatti noi andiamo ad accostare due colori non perfettamente complementari, possiamo andare a indurre una fastidiosa vibrazione dell’occhio, che ci induce a distogliere lo sguardo.

Perché per un artista può essere importante capire come funziona il contrasto simultaneo? Semplice: ogni colore che usiamo nella prossimità di un altro influenza anche il risultato di quel colore. Per capirlo ti consigliamo di creare un dipinto astratto con diversi colori, impegnandoti a posizionare un medesimo colore in diverse aree del lavoro: indubbiamente questo, al termine della composizione, ti apparirà di volta in volta diverso.

Il contrasto simultaneo nell’opera di Van Gogh

Van Gogh, in alcuni suoi dipinti, posiziona in modo esplicito e netto dei colori complementari uno vicino all’altro. Pensiamo alla parete rossa e agli elementi verdi di “Il caffè di notte” del 1888, che raffigura il Café de l’Alcazar, o al “Terrazza del caffè la sera, Place du Forum, Arles”, dello stesso anno, che sarebbe stato dipinto a partire dalla lettura del Bel-Ami di Guy de Maupassant.

Vincent Van Gogh, Il caffè di notte, 1888, Olio su tela

In entrambi i casi il contrasto simultaneo è evidente, ed è lo stesso pittore a sottolinearlo in una lettera indirizzata al fratello. Parlando del primo dipinto l’artista usa le parole “rosso sangue e giallo opaco con un tavolo da biliardo verde al centro, quattro lampade giallo limone con un bagliore arancione e verde. Ovunque c’è uno scontro e un contrasto tra i rossi e i verdi più disparati”. E questo contrasto, secondo Van Gogh, ben descriveva le emozioni e le passioni “terribili” dell’umanità presente nel bar.

Articolo scritto da:

Federico è appassionato di scrittura, di arte e di sport. Su MomArte si occupa della realizzazione degli articoli e dei rapporti con gli Artisti con cui collaboriamo!

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